Perché i caffè di Trieste sono unici al mondo
A Trieste il caffè non è un consumo frettoloso in piedi: è un’istituzione civile, un rito urbano e una forma d’arte nata nel Settecento quando l’imperatore Carlo VI d’Asburgo concesse alla città lo status di Porto Franco (1719). Da quel momento, Trieste divenne il principale scalo mercantile di chicchi crudi di tutto l’Impero austro-ungarico e la porta d’ingresso del caffè in Europa.
Nell’Ottocento e nei primi del Novecento, i caffè triestini si trasformarono nei Kaffeehaus della Mitteleuropa: luoghi di lettura dei giornali internazionali, scacchiere, incontri di mercanti di borsa e fucine di dissidenti politici irredentisti. Qui James Joyce insegnava inglese alla Berlitz School e beveva il suo capo in b mentre inventava il monologo interiore; qui Italo Svevo discuteva di psicanalisi e Umberto Saba trovava l’anima malinconica della città.